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"Con sottili parole incidiamo, da secoli, il candore della carta e, oggi, dei nostri monitor.
Molto prima, prima della carta e dei monitor, prima che decidessimo di contare i secoli, alcuni uomini incidevano le dure pietre con l'acqua dei loro occhi e il fuoco delle loro mani. In quei tempi dimenticati, la giada era la più nobile e preziosa delle gemme, capace per gli imperatori cinesi di donare l'immortalità. Parimenti, era tra le più ostinate a piegarsi al volere dell'incisore. Quando ciò accadeva, prendeva in molti casi la forma di un drago, benefica e di buon augurio, garante dei ritmi stagionali e dello scorrere prospero della vita. Ecco perché ritengo che il drago di giada riassuma molto di ciò che l'incisione rappresenta: un'arte dalla tradizione antichissima, difficile da apprendere, faticosa da affinare, ma che, a volte, riesce a lasciare nello scorrere del tempo una linea che alcuni chiamano bellezza, altri armonia, e che a me evoca un sorriso."
Michele Griggio


